Basement, Superstudio Più
NATURA NATURANS / TAKE OFF
Personale di J&PEG, a cura di Chiara Canali,
in collaborazione con Galleria Poggiali e Forconi
Ambigue metamorfosi di una materia magmatica sospesa nel vuoto, in un processo
di creazione e trasformazione a partire dalla costruzione di un set fotografico.
22/30 marzo
Via Tortona 27, Milano 20144
Tutti i giorni 16.00-20.00
Vernissage 22 marzo 18.00-22.00
Contatti: +39 055287748
info@poggialieforconi.it - www.poggialieforconi.it
Walter Benjamin ha parlato del surrealismo, quale straordinario dispiegamento dei poteri dell'immaginazione, come “dell'ultima istantanea sugli intellettuali europei” . Nello stesso testo Benjamin si dilunga sul “flusso e riflusso di un'enorme massa di immagini”, terminologia strana e inaspettata per chi di solito associa questa “massa di immagini” alla fantasia personale del creatore. In realtà egli non intende riferirsi alla fantasia, ma ad una forma di “esattezza automatica” in quanto il fondamento del surrealismo, per il filosofo, consiste proprio nell'associare, nel combinare, nel montare assieme due automatismi simmetrici: da una parte il flusso automatico delle immagini “esteriori”; dall'altra il reflusso automatico delle immagini “interiori”.
Il primo automatismo è di natura fisica, reale; il secondo di natura psichica. È a questo punto che interviene il lavoro di montaggio e rimontaggio dell'artista. Grazie al grado delle sue possibilità tecniche e dei mezzi dispiegati, quale l'inquadratura fotografica, la messa in serie e la frammentazione, il gioco di associazione e trasformazione, la rielaborazione e la manipolazione, l'artista illumina un mondo “dove ogni giorno affiorano inimmaginabili analogie e intrecci di eventi” .
Così avviene nella ricerca dei J&PEG, coppia di giovani artisti provenienti dall'Accademia di Belle Arti di Brera, che hanno eletto un ex-studio fotografico sito nel centro di Milano quale officina per mettere in atto i propri processi di immaginazione surreale. Come per l'accezione data da Benjamin, qui non si tratta di un surrealismo mitico, simbolico e paradigmatico, ma di un dispiegamento di immagini di natura intellettuale, mentale, oggettiva che attraverso un'attività di montaggio – attività in cui l'immaginazione diviene una tecnica, un artigianato, un esercizio manuale e strumentale – produce pensiero alternando continuamente differenze e relazioni. Giocando con le immagini, essi creano continuamente effetti interpretativi e temporali eterogenei, non temendo né le regressioni verso la storia né le proiezioni vertiginose verso il futuro.
Nel progetto Natura Naturans ritornano i tratti distintivi del loro operare: l'allestimento di un enorme palcoscenico, la ripresa fotografica, il montaggio in post-produzione, la conversione con i programmi di computer grafica, la manipolazione pittorica. Cambiano invece i protagonisti di scena: non ci sono i personaggi mutuati dal mondo fantastico delle fiabe o prelevati da un improbabile luna park, come lo spaventa-passeri che suona la chitarra, il giocoliere su un tappeto di cocci di vetro, il trampoliere sulla luna, ma appaiono ora scenografie più lunari e metafisiche, dove la figura umana non è più facilmente riconoscibile, imbrigliata all'interno di spesse membrane di terra, argilla, e catrame o rivestita da guaine di juta, piume e foglie.
Coniata da Giordano Bruno e poi successivamente utilizzata da Baruch Spinoza, l'espressione latina Natura naturans è traducibile come natura naturante. Il neologismo “naturare”, vuole significare l'azione tipica della natura, ovvero il produrre della natura la sua stessa realtà come principio di necessità e di formazione che governa le cose stesse. Con Natura Naturans i due artisti indagano le ambigue metamorfosi di una materia magmatica sospesa nel vuoto sul filo di una perenne tensione al mutamento, in un processo di creazione e trasformazione a partire dalla costruzione di un set, la manipolazione di corpi scultorei e la trasposizione di oggetti di diversa scala bidimensionale. Dal fondo di ambientazioni nere, affiorano forme minerali ed epiteli vegetali, tessuti animali e arti del corpo umano in perenne divenire, come il biomorfismo di una creatura metà donna e metà bozzolo in equilibrio sull'incavo di un ramo, colpita da un'accecante luce scenografica. In alcune opere come The Expanding Universe, Heart and the soul e The nectar of the gods si percepisce questo stretto legame di derivazione e di inscindibile interdipendenza tra l'essere vivente e le sostanze organiche che compongono la natura, prefigurando un complesso congegno di trapassi di proprietà della materia – dallo stato solido a quello liquido e poi gassoso – innescato dall'eccessivo sbilanciamento di corde e pesi in equilibrio precario.
Il naturalismo dei J&PEG si declina in termini per alcuni versi irrealistici, tanto eccezionale è la finzione scenica, per altri versi estremamente umani e drammatici, attratti e sprofondati nell'ambito del concetto bruniano di natura, secondo cui l'unica realtà possibile è il presente rigenerante dell'immagine. La natura produce e trasforma incessantemente se stessa e la potenza creativa dell'uomo (e dell'artista) fa parte della potenza stessa della natura e concorre al suo sviluppo.
Al passo con i tempi di un'epoca post-moderna, i J&PEG si rivolgono alla teatralità e drammaticità del fondale caravaggesco e delle luci artificiali, ma ricorrendo contemporaneamente ai meccanismi di costruzione dell'immagine mediale, dall'eleganza patinata della fotografia di moda alla brillantezza della pittura iperrealista. Imprescindibile, per ogni loro lavoro, è il perfetto controllo compositivo dell'immagine, dato da una rigorosa suddivisione dello spazio in uno, due o tre punti focali tra loro corrispondenti, in modo da ricreare una sezione aurea secondo la lezione dei maestri del quattrocento fiorentino: come in Piero della Francesca, tutte le forme vengono concepite come solidi geometrici, e i corpi stessi sembrano immobili come pedine su una scacchiera. Questa lucida impostazione spaziale è frutto di una mediazione tra pensiero e immagine, al punto che la loro pittura risulta un atto di riflessione mentale più che la narrazione di un evento.
La forza della loro immaginazione surreale consiste proprio nella vocazione a non essere mai unica e univoca. Al pari di un gioco caleidoscopico, l'immaginazione surreale dei J&PEG è costruzione imprevedibile e infinita, che può creare mille e mille combinazioni. Nella molteplicità degli effetti, nelle connessioni tra i nuclei focali, nelle relazioni alchemiche, nelle alterazioni di materia, nelle costellazioni di elementi, nelle ambigue metamorfosi – in una parola nei montaggi di questa natura naturans – gli artisti ci permettono di apprezzare alternativamente le apparizioni e le deformazioni di una Natura che diventa essa stessa strumento a disposizione dell'uomo-creatore. Questa loro immaginazione surreale deforma ma non distrugge mai, poiché in effetti smonta solo per riformare e rimontare ogni cosa secondo una economia di veggenza. In questo incessante procedimento, i J&PEG si confermano registi del paradosso, abolendo ogni forma di retorica e semplicità per aderire al linguaggio dell'amplificazione e della finzione.
Chiara Canali