Come diventare programmatore in una software house

Immagine Random 6Quando si parla di software house si fa riferimento a tutte quelle aziende che si occupano della produzione di software in base alle esigenze del cliente. Tra queste troviamo Oracle, IBM, Google e tante altre. I software sono dei programmi in grado di funzionare su numerosi apparecchi oltre i pc, e si dividono in software di sistema (Windows, Linux) e software applicativo (ad esempio le applicazioni del cellulare o il software gestionale). Un programmatore può anche lavorare in una agenzia di pubblicità Roma o Milano, dedicandosi all’ufficio tecnico e alla gestione dei programmi in cloud. Le fasi per produrre un software sono:

  • Analisi del problema posto dal cliente
  • Analisi delle soluzioni possibili, trovando quella più indicata per il cliente e meno costosa in termini di budget
  • Progettazione del software
  • Sviluppo del software, ossia la scrittura del codice sorgente, che normalmente impiega più tempo tra tutte le fasi sopra elencate
  • Fase di test, per verificare il corretto funzionamento del software prima di consegnarlo al cliente

Il programmatore di software, detto anche programmatore informatico, è uno dei mestieri più richiesti e più pagati al giorno d’oggi, poiché è sempre maggiore il numero di esperti richiesto dalle aziende. Non c’è un qualcosa di specifico da studiare per diventare programmatore, l’importante è conoscere i linguaggi di programmazione base come Java, Phyton, C, PHP e Ruby. Ci sono anche nuove frontiere della programmazione software come quelle inerenti l’Internet of Things (iot), sulle quali torneremo in un prossimo articolo.

Il modo migliore per acquisire parte delle conoscenze è frequentare un istituto tecnico specifico, frequentare la triennale in ingegneria informatica e, per avere conoscenze più specifiche in un determinato campo, seguire la laurea magistrale. Al termine di queste ci sono poi numerosi stage o master per approfondire le conoscenze ottenute, così da poter spiccare poi nel proprio lavoro. C’è da dire però che fare il programmatore è uno dei pochi mestieri al giorno d’oggi che risulta possibile anche senza titoli di studio; infatti, se si è portati fin da ragazzi, basta andare su internet, seguire le numerose guide online facilmente reperibili e soprattutto fare tanta pratica. È chiaro come quest’ultima affermazione sia valida solo per persone sotto una certa soglia di età, in grado di assimilare innumerevoli informazioni, perché di questo si tratta, e di affrontare il problema da più punti di vista per trovare una soluzione adatta al cliente.

Il programmatore può lavorare come freelance, raramente, o nelle aziende. Percepisce uno stipendio medio annuo che si aggira tra i 25 ed i 35 mila in Italia. Lavora con un orario standard d’ufficio, ma spesso, avendo un termine di consegna, è costretto a portarsi il lavoro a casa. In pratica il programmatore non si ferma mai, non solo per lavoro, ma anche per informarsi su ciò che è nuovo, rimanendo così al passo coi tempi.

 

 

 

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